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Diavolo di un Antonelli. Un’altra iniziativa che capita come il classico cacio sui maccheroni per la nostra pallacanestro.

Massimo Antonelli è un architetto, ma è anche uno dei più grandi tiratori che la storia della nostra pallacanestro ricordi. Quando giocava, non molti anni fa, rese inutile una regola sui tiri liberi.

Era il 2+1, cioè se sbagliavi uno dei due tiri, ne avevi un altro di scorta.

Era una norma per scoraggiare le difese fisiche sui tiratori. Antonelli quel ‘+1’ non l’utilizzava mai. E la sua Synudine Bologna vinse una Coppa Italia e uno scudetto. Chiedete informazioni a Dan Peterson, che ancora con i calzoni a quadri, quella squadra allenava.

Massimo Antonelli sa bene che il talento, quando c’è, non è sufficiente per avere non dico i campioni, ma i buoni giocatori. Occorre disciplina, lavoro, intensità, sacrificio, rigore, parole ostiche per molti dei ragazzi di oggi.

Massimo ha una marcia in più rispetto a tanti educatori: con i ragazzi ci vive, anche per strada. Le sue esperienze in questi anni, dopo aver lasciato il basket di vertice, sono state orientate nel sociale: ha cercato giovani talenti nei nuovi quartieri della periferia est di Napoli, a Ponticelli, in enormi e spersonalizzanti agglomerati urbani, sorti dopo il terremoto. Il progetto Music Basket ha origine anche in tutto questo vissuto.

Come nasce la padronanza del gesto? Dalla ripetizione fino all’automazione. Alienante? Forse se parliamo di una di catena di montaggio, ma se parliamo di musica? I ballerini quante volte provano? I ragazzi che giocano nel cortile sottocasa, da soli, ripetono lo stesso movimento (magari un tiro) tante e tante volte, finché non va dentro e finché non si appropriano del gesto, e
non per questo si stancano.

Ed allora, ispirandosi alle sue esperienze di progetti sociali precedenti (tra cui il Viavai con il Comune di Napoli) dove la musica, l’hip hop, la fa da padrone, Massimo Antonelli ha fatto due+due e… trasferito tutto su internet, la rete, frequentatissima dai ragazzi in età delle nostre categorie giovanili.

Quindi con una palla, un muro, uno stereo si possono imitare i filmati in stream video del sito, dopo averne parlato con il proprio allenatore e i propri compagni. E quindi dilatare le ore passate in palestra con il pallone… senza alcuna noia.

Ed ecco come si può lavorare tanto, senza sapere che si sta lavorando tanto, sostituendo a rigore e sacrificio il divertimento, con magari, la stessa quantità di passaggi e movimenti fatti.


Complimenti Antonelli
!!!