
Napoli
Mercoledì, 11 Novembre 2009 - Ore 11:00
28 ottobre – “L.A. Lakers fastbreak makers…”
Mother’s Milk è il 4° disco dei Red Hot Chili Peppers, anno di grazia 1989, quello
in cui, con buona pace di Enrico Brizzi & Co, “John Frusciante entra nel gruppo”.
Ne uscirà due anni dopo, nel 91, subito dopo la pubblicazione di “Blood Sugar
Sex Magic”, il loro disco più famoso, quello di “Under the Bridge”. Mother’s Milk,
di cui posseggo una copia in cd, acquistata nella mesozoica primavera del 90, è
interessante per motivi indipendenti da John Frusciante (e Brizzi, too…):
indovinate, indovinate la 4° traccia, Magic Johnson, “L.A. Lakers fastbreak
makers, kinds of the court shake and bake all takers…”, a chi sia dedicata…
15 settembre – Goodbye Jim.
Se ne è andato, veramente, “è uscito dal gruppo”, morto nella sua Big Apple,
Jim Carroll, l’autore di Basketball Diaries, splendido, iperrealistico diario, tutto “in presa diretta” dalle strade di New York City, e tanto altro ancora.
1 novembre – Music Basket
Immaginari separati, paralleli ma diversi, pallacanestro e musica vivono spalla a
spalla, marciano affiancati, ma raramente si incrociano. Jim Carroll, baby
cestista e musicista, ed ancora scrittore dell’oscurità del Greenwich Village e non
solo, rappresenta uno di questi rari, preziosi incroci. Max Antonelli, guardia
tiratricedella primissima Virtus Bologna targata Dan Peterson, a suo modo, ne è
un altro. Music Basket, l’innovativo strumento didattico di insegnamento dei
fondamentali cestistici da lui ideato, una metodica che utilizza la musica, la
scansione ritmica, come sistema integrativo delle tradizionali forme
d’allenamento, è un altro interessante incrocio. Un approccio superficiale
potrebbe confondere Music Basket con una versione indoor, a palla a spicchi
invece che calcististica, dello stereotipato folklore carioca, dell’immaginario
televisivo con calciatori brasiliani che si allenano(???) al ritmo delle scuola di
samba. Sbagliato. In realtà Max utilizza la musica, il ritmo, finalizzandoli al
raggiungimento di un qualcosa che è essenziale per l’ottimale apprendimento e
perfezionamento dei fondamentali tecnici: la fluidità di movimento, ciò che,
guarda caso, gli americani chiamano “swing”…
9 novembre – Daft Punk is Playing at my House…
Inserendo su facebook il video di “Daft Punk is Playing at my House” di LCD
Soundsystem, mi ritorna in mente ancora Max Antonelli ed il suo Music Basket.
Il ritmo reiterativo degli LCD sembra perfetto per una seduta di Music Basket.
Più simile a quello dei Talking Heads di Fear of Music o Remain in Light, che non
al “France Touch” dei Daft Punk. Ah, i Talking Heads di David Byrne… compagni
di Jim Carroll in tante serate al C.B.G.B., il locale cult sulla Bowery e
dell’underground musicale newyorkese. Come per i suoni, a volte, anche le
parole hanno un ritmo circolare, partono da un punto, girano, girano e poi
ritornano alla partenza.
2 novembre – ore 10.45: driiin, driiin, driiin…
La telefonata del mercoledi mattina del prof. Savy, pioniere in Italia del transfert
cestistico e per un lustro mio collaboratore, mi consente di riflettere sul perché
Music Basket funzioni: “la musica induce decontrazione muscolare e questo
migliora la precisione del gesto”. Detto in altri termini, movimento e musica
operano sul sistema nervoso centrale, abbassano il livello di contrazione
muscolare, e come in una danza sciamanica, il gesto cestistico prende “ritmo”,
acquisisce fluidità. Ci si rilassa, cala la rigidità indotta dalla necessità “di
controllo” del movimento, e tutto diviene più fluido, manco a dirlo, “in ritmo”.
4 novembre – “In ritmo”
Serata televisiva - Eurolega - pochi altri sport esaltano l’essere “in ritmo” come il
basket, in particolare quello europeo, quello d’Eurolega. Persino più che nell’
NBA, dove le regole che limitano il flottaggio difensivo rendono più fruttuoso il
gioco “in isolamento”, esaltano situazioni in cui può bastare la spaziatura degli
attaccanti senza palla per liberare l’uno contro uno del giocatore con palla.
Invece nel basket europeo, a tutti i livelli, è essenziale per l’attacco “mettersi in
ritmo”, non solo attraverso il singolo giocatore, bensì come squadra nella sua
totalità. L’attacco, con movimento di palla e gioco senza palla, cerca dinamicità e
fluidità, l’equilibrio per trovarsi “in ritmo” nel momento del tiro – “allora basta
Music Basket…?” - purtroppo no, ma è intuitivo che il ritmo, stavolta non come
elemento musicale, bensì come fattore tecnico e mentale, come ricerca dei giusti
tempi di occupazione degli spazi di vantaggio e di spostamento della palla, resti
fondamentale.
7 novembre – feisbuc
Insomma musica e basket continuano a procedere paralleli, l’una e l’altro alla
ricerca del giusto ritmo, come se fossero Peter Hook e Stephen Morris, basso e
batteria dei Joy Division, a scandire i tempi di gioco, in campo aperto oppure a
metacampo, Magic Johnson distribuisse assist e suoni. Meglio fermarsi qui,
altrimenti qualcuno finirà per prendere sul serio anche le demenzialità notturne
da feisbuc… e “l’associazione cestistica smithsiana”. Per amor del cielo (e del
basket…) meglio fermarsi qui.
Francesco Ponticiello